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Riccobono Dario

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La Mafia fa schifo, ma Totò mancu babbia!

Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno. (Giovanni Falcone)
2008/4/8

Il tuo voto contro i fucili!!

 

"Se necessario imbracceremo i fucili contro la canaglia centralista romana"

Sono le parole di Umberto Bossi che, si sa, dice sempre quel che pensa senza peli sulla lingua. Del resto questa non è solo un’infelice espressione del Senatur. Quella dei fucili è un’idea fissa…

 

“noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c’è sempre una prima volta” (Bossi – 26 settembre 2007)

 

“Lombardi e veneti sono pronti: la libertà va conquistata, anche con il fucile”

(Bossi – 26 settembre 2007)

 

“Ho 10 milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà”

(Bossi – 29 settembre 2007)

 

Già che si parla di armi, spunta Raffaele Lombardo (per la serie: noi mica siamo da meno), leader del Movimento per l'autonomia e candidato del centrodestra a governatore della Sicilia: "Purtroppo i fucili dei siciliani sono stati caricati per troppo tempo a salve. Quando potremo armarli come si deve, vedremo se e contro usarli".

 

Un panorama desolante, verrebbe quasi di non andare a votare, direbbe qualcuno.

E proprio qui sta l’errore!!

La nostra arma è il nostro voto e dobbiamo utilizzarlo nel miglior modo possibile! Il peggior errore che si possa fare è quello di credere che siano tutti uguali!

 

Non sono tutti uguali e queste votazioni sono uno snodo fondamentale: o si rilancia l’Italia o il Paese va a rotoli!

A chi affidiamo il nostro Paese? Facciamo decidere o Zu Tanu che voterà in cambio di 50 euro?

 

E poi basta con la solita espressione del “sono stanco di votare turandomi il naso”… queste elezioni presentano dei caratteri di assoluta novità (nel bene o nel male) che portano a conseguenze rilevanti:

 

1)      la Lega Nord, come ricorda giustamente Casini, stavolta avrà un potere mai avuto prima e rischia di essere determinante per un eventuale (mi sto toccando) governo Berlusconi. Vogliamo che Bossi decida il nostro futuro? Ci sta bene la legge Bossi-Fini per l’immigrazione? La legge sulle droghe leggere? Il richiamo alle armi che tanto spesso fa?

2)      Votando per il Pd (o Italia Dei Valori) si avrebbe un partito solo al governo, senza alcuna scusa e non costretto a scendere più a compromessi. Un partito che possa governare senza pensare a tener buona una coalizione che va da Turigliatto a Mastella.

3)      Siete duri e puri e non volete scendere a compromessi? Anche in questo caso c’è la soluzione “sinistra arcobaleno”… non andrà mai al governo ma la vostra coscienza sarà salva

 

Ci sono diverse soluzioni, quella del non voto non è contemplata, caro amico. Una persona impegnata, con una coscienza critica e con un’intelligenza sopra la media non può starsene a casa come un qualunquista.

Non si può rimanere a casa, è in gioco il nostro futuro… e non sono certo io a dirlo!

 

Marco Travaglio: penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.”

 

Andrea Camilleri (da La Repubblica): Andrà al seggio e voterà per la coalizione Veltroni-Di Pietro. Le sue riserve su quanto il centro sinistra non abbia fatto nei 2 anni di governo (leggi “vergogna” e conflitto di interessi in testa) restano, ma si dice convinto che con l’attuale sistema elettorale la preferenza al Pd sia l’unica soluzione per evitare una prospettiva che non esita a definire “oscena”. La tesi da cui muove lo scrittore è semplice: Berlusconi “non conosce neppure l’alfabeto della democrazia”. Quindi, si rivolge ai giovani e a tutti coloro che hanno partecipato in questi anni ai “movimenti”, dai girotondi ai “no dal molin di vicenza”, ricordando loro che con un governo Veltroni le lotte potranno continuare, con lo strapotere di dodici anni del Cavaliere “non si potrà fare nulla”. “Il fatto è che quest’uomo inquina talmente la vita italiana nella sua interezza da costringerci a votare per Veltroni, pur se non convinti, perché è l’unico vero oppositore”.

 

Da un lato c’è chi fa le leggi vergogna, da un lato forse chi non le combatte a sufficienza, ma vi rendete conto però che, già nella definizione, c’è una differenza abissale???

Vogliamo votare ancora per chi abbiamo già visto? Vogliamo votare per chi si candida per la quinta volta a 70 anni suonati??? Vogliamo votare per quello che si è fatto le leggi su misura alla faccia dell’uguaglianza dei cittadini?

Ricordiamole le “leggi vergogna”, che noi italiani siamo bravi a dimenticare: falso in bilancio, rogatorie, mandato di cattura europeo, legge Cirami (legittimo sospetto), Lodo Meccanico-Schifani (immunità per le 5 cariche dello Stato), legge ex Cirielli (salva Previti), condono sulle tangenti, leggi vendetta contro Caselli, condoni fiscali, niente tassa sulle plusvalenze, decreto salva-calcio (e il milan fa la champions ai danni del Palermo, mentre il Palermo per il semplice mancato pagamento di una tassa nel 1987 fu radiato… bastardi!!!!), conflitto d’interessi, legge Gasparri, decreto salva rete 4,  segreto di stato e condono nella villa in sardegna, etc. etc.

 

Io voterò Pd! Mi convince il progetto nuovo, la svolta fatta, il programma serio, ambizioso e realizzabile. Mi convince il coraggio di chi dice basta alle logiche del passato e ha il coraggio di proporre un modello e correre da solo (a differenza della sinistra arcobaleno che è l’unione di quattro simboli senza progetto comune e senza l’apertura che si attendeva a quei movimenti presenti nel territorio, una sinistra che spesso in passato è stata capace solo di dire “no!”).

 

Qualcuno obietterà che tutto questo rinnovamento nelle liste, almeno al sud, non si è visto. È vero, e non nascondo che ho provato amarezza nel vedere Crisafulli nelle liste del Senato, ma dire che sono tutti uguali è “criminoso”. Non affermare che un tentativo, forse ancora tiepido, di dare una svolta alle liste c’è stato (candidature nuove, quote rosa, no a candidati co + di tre legislature alle spalle), sarebbe scorretto.

Nel Pd non ci sono candidati condannati, nel Pdl di Berlusconi sembra un requisito fondamentale. Non solo i vecchi nomi, che ormai conosciamo benissimo, anche i nomi dei nuovi hanno una bella fedina penale. Quella di Ciarrapico è + nera di quella dalla sua camicia fascista. E che dire dell’ex generale della Guardia di Finanza Speciale, quello che viaggiava con l’aereo dell’arma e ordinava spigole coi soldi dei contribuenti?

Non parlo poi dei personaggi filo-mafiosi candidati in Sicilia…

 

C’è chi propone la lista Di Pietro, potrebbe essere una via di mezzo intelligente (liste + pulite e apparentamento con Veltroni, l’unica alternativa a Berlusconi). Lo stimo e lo reputo una persona corretta, sono contento di questo accordo col pd. Certo non ne condivido in toto le iniziative (il no alla commissione parlamentare sui fatti di Genova è difficile da digerire) e penso che essere una persona incorruttibile e governare il Paese siano 2 cose diverse. E poi sinceramente sono stanco dei partitini… spero che presto dia il suo contributo dentro le liste del Pd.

 

Per la regione Sicilia poi il mio voto andrà a Davide Faraone nella lista del Pd per Anna Finocchiaro presidente. Una vita spesa per la politica senza che questo si sia tradotto in vantaggi personali per sé o per la propria famiglia. Una moglie da sempre impegnata in prima linea in un quartiere difficile come quello dello zen. Il fratello, invece, presidente della cooperativa Placido Rizzotto, che gestisce i terreni confiscati alla mafia.

E scusate se è poco…

 

Perdonate la prolissità, ma il tema lo meritava.

A disposizione per qualsiasi approfondimento o critica

 

Io voto libero!

Dario Riccobono

 

p.s. se condividi il mio appello (o semplicemente pensi che sia meritorio di essere letto dai tuoi  contatti) puoi sottoscriverlo e farlo girare liberamente via mail, blog, piccione viaggiatore, etc.

2008/1/28

Fatto!!

CANNOLI PER TUTTI!!!!!
2008/1/25

comunicato stampa di Addiopizzo

Palermo, 25 gennaio 2008 –
Il comitato Addiopizzo partecipa domani a due manifestazioni della società civile a Palermo.
Alle 10:30 in piazzale della Memoria, dietro il tribunale, Addiopizzo organizza un sit-in per protestare contro il trasferimento di diversi membri della Dda di Palermo. Le norme che lo dispongono allontanerebbero inesorabilmente l’opportunità di continuare l’ottimo lavoro di contrasto al sistema mafioso da parte degli inquirenti, determinando anche un forte rallentamento dell’azione di repressione condotta dalla Dda.
Pertanto ritenendo che esistano i presupposti di “necessità ed urgenza”  (previsti dall’art. 77 della Cost) il Comitato Addiopizzo chiede al prossimo Governo di adottare un Decreto Legge che sospenda i trasferimenti dei magistrati.
Alle 16, Addiopizzo aderisce alla manifestazione in piazza Politeama per chiedere le dimissioni di Salvatore Cuffaro, insieme a molte sigle della società civile. Il overnatore Cuffaro, nonostante abbia ricevuto una condanna a 5 anni per favoreggiamento con interdizione dai pubblici uffici, non ha ritenuto di doversi dimettere dalla carica di Presidente della Regione Siciliana.
Il comitato Addiopizzo intende coinvolgere gli aderenti al movimento a sostenere come un Presidente condannato a 5 anni per favoreggiamento con interdizione dai pubblici uffici non possa essere rappresentativo della Sicilia onesta.
2008/1/24

APPELLO AI SICILIANI!

Il Governatore Salvatore Cuffaro,

nonostante abbia ricevuto una condanna a 5 anni per favoreggiamento con interdizione dai pubblici uffici, non ha ritenuto di doversi dimettere dalla carica di Presidente della Regione Siciliana.

 

Si è dichiarato idoneo a rappresentare l’intero popolo siciliano, in quanto eletto dalla maggioranza dei Siciliani.

 

Attraverso il  nostro quotidiano contatto diretto con le diverse fasce che compongono la società civile, abbiamo avuto la fondata percezione che le persone siano invece insofferenti a questo modo di fare politica orientato a favorire i pochi, e che si nasconde nei numeri del proprio elettorato per fuggire alle responsabilità politiche di una condanna per favoreggiamento.

 

Il popolo siciliano è fatto da gente onesta e per bene, al di là degli schieramenti politici, che mal tollera sistemi clientelari e che essendo giunto al colmo della sopportazione è pronto a manifestare la propria insoddisfazione e ad inviare un messaggio forte e chiaro all’intera classe politica.

 

Il popolo siciliano vuole che la Cosa Pubblica sia amministrata unicamente nell’interesse dei cittadini, e che i diritti siano garantiti a tutti, al di là dei favori personali.

 

Un Presidente condannato a 5 anni per favoreggiamento con interdizione dai pubblici uffici non può essere credibile.

 

Ecco perché riteniamo doveroso essere tutti in piazza, per mostrare il vero volto del popolo siciliano.

 

 

SABATO 26 GENNAIO

PIAZZA POLITEAMA, ORE 16:00

 

il Comitato Addiopizzo aderisce al

CORTEO CITTADINO PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI CUFFARO

 

 

Vi invitiamo a partecipare numerosi, senza bandiere politiche, ed a stendere sin da oggi sui vostri balconi un lenzuolo con su scritto

“CUFFARO DIMETTITI”

 

 

 

“Se un intero popolo non cura la qualità del consenso e non si interessa di selezionare con rigore chi è deputato ad amministrare, nell’interesse di tutti, la cosa pubblica, allora è un popolo che, per bisogno, rinuncia alla propria dignità.”     (dalla lettera aperta pubblicata dal Comitato Addiopizzo prima della sentenza)

 

PER VEDERE LA LETTERA IN VERSIONE  INTEGRALE VISITATE IL SITO WWW.ADDIOPIZZO.ORG

 

 

2008/1/22

VERGINE E MARTIRE di Claudio Fava


Che si fa adesso? Accettiamo che il governatore Cuffaro decida per conto di tutti qual è la soglia di indecenza istituzionale che può essere tollerata (favoreggiamento semplice sì, aggravato no…)? Continueremo a far crederech e l’unica interpretazione possibile d’una questione morale debba essere affidata ai tecnicismi di una sentenza?
O ci riterremo pienamente soddisfatti della ressa di comunicati che abbiamo diffuso sulla vicenda?
Voglio dire: che farà adesso la sinistra di questo paese di fronte alla manifesta arroganza di Cuffaro che ritiene compatibili i fatti rivelati dal processo con la sua carica istituzionale?

Perché il problema non è la gravità sentenza, ma ciò che questa sentenza conferma: il governatore favorì alcuni mafiosi. Lo fece per proprio interesse personale e politico.
Lo fece nella regione che più d’ogni altra al mondo subisce il ricatto, le vessazioni e la violenza della mafia. Lo fece nell’esercizio della sua funzione. Lo fece determinando conseguenze devastanti, anche sul piano finanziario: solo un esempio, parcelle pagate alla clinica della mafia (convenzionata con la Regione) con costi fino a quattordici volte più salati dei tariffari di uso corrente in tutte le altre regioni… Bene, che si fa: s’aspetta la sentenza d’appello?

No. Si fa politica. Si interviene sulla la comunità civile che il governatore della Sicilia crede di rappresentare affinché gli imponga di andarsene.
Si organizzano presidi permanenti che occupino, sul piano istituzionale, i luoghi in cui Cuffaro pretende di continuare ad esercitare impunemente il proprio mandato.
Si trasforma una presunta vicenda giudiziaria in una grande questione etica nazionale.
Si fa del caso Cuffaro, della Sicilia e dell’idea che laggiù l’unica politica ammessa sia quella compromessa l’occasione  per lanciare, da sinistra, una sfida a tutta la politica italiana. Accanto alle sacrosante battaglie per i diritti sociali e a fianco dei lavoratori, questo paese aspetta ormai da troppo tempo che qualcuno raccolga il testimone di una lotta di liberazione dal potere mafioso e dalle sue derive politiche e finanziarie. Anche perchè quel potere governa ormai, con diversi livelli di pervasività e di impunità, quasi un terzo dell’Italia.
Totò Cuffaro, il suo processo, la sua tracotanza sono l’estremo segnale di un degrado dell’etica pubblica che ha solo due uscite davanti a sé: l’abitudine o la ribellione. E’ su questa scelta, più che sui proclami e sui manifesti, che si misura la dignità di un’idea e di una militanza politica.
E ciò, cari compagni, vale anche per noi
2008/1/21

Marco Travaglio e Rita Borsellino sul caso Cuffaro...

Anche per Totò Vasa Vasa bisogna attendere le motivazioni della sentenza per sapere come mai il Tribunale non gli abbia applicato l’aggravante della volontà di favorire Cosa Nostra. Ma non si può certo dire che sia stata una sorpresa. C’era chi l’aveva prevista fin dal 2004 e aveva fatto di tutto per scongiurarla: i pm “dissidenti” dalla linea dell’allora procuratore Piero Grasso e del suo fedelissimo aggiunto Giuseppe Pignatone. E cioè Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia, Guido Lo Forte e altri, tutti schierati con il pm che aveva avviato le indagini su Cuffaro: Gaetano Paci, il quale nel 2004 fu protagonista di un duro braccio di ferro con i colleghi che indagavano con lui ma che, in ossequio alla linea Grasso, non ne volevano sapere di contestare a Cuffaro il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, peraltro affibbiato a tutti i suoi coimputati, quasi tutti arrestati proprio per quel delitto. Paci ne faceva anzitutto una questione di equità: come si può accusare Cuffaro di essere il capo della banda delle talpe che informavano i mafiosi e poi contestargli soltanto due episodi di favoreggiamento, accusando tutti gli altri (e arrestandone un buon numero) per concorso esterno? La legge è uguale per tutti o i politici sono più uguali degli altri? C’era poi una questione tecnica: avendo dichiarazioni di mafiosi pentiti, ampiamente riscontrate, sul fatto che fin dal 1991 Cuffaro si era messo nelle mani di Cosa Nostra, andando a chiedere al mafioso Angelo Siino i voti per la sua prima elezione all’Assemblea Regionale, era molto più facile dimostrare che il governatore è da oltre 15 anni un fiancheggiatore esterno della mafia. Per il favoreggiamento mafioso, invece, occorre provare che, quando avvertì - tramite i suoi uomini - il boss Giuseppe Guttadauro che aveva la casa piena di microspie, Cuffaro voleva favorire l’intera Cosa Nostra. Una prova difficilissima, anche perché è più logico pensare che Cuffaro intendesse favorire anzitutto se stesso: se
Guttadauro avesse continuato a parlare (ascoltato dagli inquirenti), avrebbe messo nei guai alcuni fedelissimi del governatore che frequentavano abitualmente il boss. Paci pagò a carissimo prezzo l’aver tenuto la schiena dritta: il suo capo, cioè Piero Grasso, lo estromise brutalmente dalle indagini che lui stesso aveva avviato. Due anni dopo anche il pm Di Matteo sostenne la necessità di contestare a Cuffaro il concorso esterno, ma anche lui finì in minoranza e dovette lasciare il processo. I pm superstiti, cioè Pignatone, De Lucia e Prestipino, seguitarono caparbiamente a tener duro sulla linea morbida (intanto, per fortuna, il nuovo procuratore Francesco Messineo e l’aggiunto Alfredo Morvillo, cognato di Falcone, aprivano un nuovo fascicolo sul governatore, per concorso esterno). E venerdì sono andati a sbattere contro il Tribunale, che li ha duramente sconfessati (anche se nessuno lo scrive).

Ora il procuratore Grasso fa come la volpe con l’uva: siccome non è riuscito ad afferrarla, dice che era acerba. Sul Corriere, afferma che la prova necessaria per condannare Cuffaro per favoreggiamento mafioso era “una prova diabolica, complicata da trovare”. Bella scoperta: Paci, Di Matteo, Scarpinato, Lo Forte, Ingroia e altri colleghi da lui emarginati gliel’avevano detto per anni. Grasso ribatte che, col concorso esterno, sarebbe andata anche peggio. Ma manca la controprova. Anzi, ci sono fior di sentenze dei giudici di Palermo che condannano personaggi ben più potenti di Cuffaro (da Andreotti a Contrada, da Mannino a Dell’Utri) per concorso esterno. Non per favoreggiamento mafioso. La verità è che la contestazione del favoreggiamento mafioso, ora derubricato a favoreggiamento non mafioso, ha di fatto salvato Cuffaro da un processo che poteva segnare la fine della sua carriera politica. Senza l’aggravante mafiosa, il governatore beneficia dell’indulto e i 5 anni di pena diventano 2.
Niente carcere, dunque, in caso di condanna definitiva. C’è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma non scatterà mai perché il reato cadrà in prescrizione - grazie alla legge ex Cirielli - tra un paio d’anni, probabilmente prima che si chiuda il processo d’appello.
Così, paradossalmente, Totò pur condannato ha vinto la sua partita, mentre la vecchia Procura l’ha rovinosamente persa. Perché non ha voluto giocarla.
............
Marco travaglio

 

Palermo 18 gennaio 2008. “Sentire le dichiarazioni di Cuffaro dopo una sentenza di condanna a 5 anni e l’interdizione dai pubblici uffici personalmente mi fa accapponare la pelle”. Lo ha detto Rita Borsellino nel corso del dibattito organizzato a Monreale nell’ambito del Viaggio in Sicilia. “Il giudizio politico sul governo Cuffaro resta quello di sempre. Da tempo come opposizione denunciamo il fallimento di questa maggioranza. Adesso questa sentenza aggrava ancora di più la situazione perché al giudizio politico si unisce anche quello etico”. Secondo Borsellino “chi è chiamato a governare deve dar conto anche della sua integrità morale. Mi chiedo: come si fa a rappresentare la Sicilia con una maschera di questo tipo? Con una condanna di questo tipo? Cuffaro dice sempre di amare la Sicilia. Allora avrebbe dovuto compiere un gesto d’amore e rassegnare le dimissioni, non costringere i siciliani ad essere identificata con un politico condannato e interdetto dai pubblici uffici”


2008/1/18

Il momento della verità

Dal sito de La Repubblica Palermo
 

Microspie, incontri, amicizie
"Ecco le bugie del governatore"

di Alessandra Ziniti

«Cuffaro ha mentito, ha giocato sull´equivoco, ha provato a depistare le indagini». Nella loro requisitoria i pm hanno redatto la lunga lista di quelle che hanno definito le bugie del presidente. Ecco le più emblematiche.

LA MICROSPIA A CASA GUTTADURO

Interrogato dai pm, Cuffaro ha sempre sostenuto di aver appreso dell´esistenza di microspie a casa del boss di Brancaccio dalla rassegna stampa di Palazzo d´Orleans solo dopo il suo arresto avvenuto il 22 maggio 2002. Secondo l´impianto accusatorio, invece, il governatore avrebbe avuto l´informazione da Antonio Borzacchelli circa un anno prima e l´avrebbe girata a Domenico Miceli, dando il via alla catena che il 15 giugno 2001 avrebbe poi portato alla scoperta della microspia. Dicono i pm: «Sappiamo che su questo punto Cuffaro ha mentito, tentando di giocare sull´equivoco fornito da notizie di stampa che parlavano sì di uso delle intercettazioni nelle indagini ma non certamente di intercettazioni presso la casa di Guttadauro».

L'INCONTRO NEL RETROBOTTEGA

Il 31 ottobre 2003, pochi giorni prima del blitz che avrebbe portato in carcere le "talpe" della Dda, Cuffaro incontra Michele Aiello in un negozio di abbigliamenti di Bagheria, dove lo ha convocato per il tramite di Roberto Rotondo per parlare del tariffario sanitario regionale ma soprattutto - sostiene l´accusa - per metterlo in guardia e dargli la notizia che i marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo sono iscritti nel registro degli indagati. Circostanza ammessa dallo stesso Michele Aiello e confermata indirettamente da tutta una serie di successive conversazioni telefoniche di Aiello intercettate. «Cuffaro - scrivono i pm - ha ammesso, e non poteva fare altro, l´incontro presso il negozio Bertini ma ha negato il fatto sostenendo che lui e Aiello avrebbero parlato solo del tariffario e ha negato anche le anomalie del suo spostamento a Bagheria (liquidando la scorta) sostenendo che si inseriscono nel suo abituale modo di comportarsi. Ha negato anche di aver fornito informazioni a Rotondo che dunque si sarebbe inventato tutto, mentre i fatti - concludono i pm - dimostrano che le informazioni erano tutte autentiche». Persino messo davanti alle intercettazioni delle telefonate del suo "factotum" Vito Raso al quale aveva dato ordine di organizzare l´incontro con quelle modalità singolari, Cuffaro non ha potuto fare altro che rispondere di «non ricordare questa conversazione». E, scrivono ancora i pm, «anche sulle modalità anomale dell´incontro a Bagheria non ha saputo né potuto fornire dichiarazioni plausibili».



I RAPPORTI CON RIOLO
«Un certo maresciallo Riolo», lo ha definito il governatore lasciando intendere una conoscenza superficiale e recente, relegando i suoi rapporti a quelli con un qualsiasi elettore. Ma i pm hanno dimostrato, e lo stesso maresciallo del Ros lo ha confermato, che i due non solo si conoscevano da molti anni ma soprattutto che i rapporti erano abbastanza stretti da far sì che Cuffaro si rivolgesse a lui perché curasse alcune bonifiche a casa sua e nei suoi uffici, che lo interpellasse per sapere se ci fossero «novità» o «problemi» relativi a indagini su di lui, che lo avesse aiutato nella definizione di una pratica di un cugino in un assessorato, che si fosse detto disponibile a un prestito, così come proposto da Borzacchelli. «Cuffaro ha escluso che Riolo, per le bonifiche effettuate presso i suoi uffici, sia stato pagato. E allora perché lo faceva? - si è chiesto il pm De Lucia - paradossalmente se lo avesse pagato sarebbe stato meglio».

I RAPPORTI CON CAMPANELLA

Da ultimo, anche il pentito Francesco Campanella ha raccontato di essere stato informato dal presidente, in un incontro avvenuto sotto il ficus di Palazzo d´Orleans, dell´esistenza di indagini a suo carico. Cuffaro ha smentito anche questo episodio e ha detto ai pm di aver allontanato Campanella, suo amico ed ex consulente, dopo aver saputo delle sue frequentazioni con i Mandalà di Villabate. Osservano i pm: «Dunque Campanella va allontanato per i rapporti con i Mandalà, e Miceli rimane un grande amico nonostante i rapporti e le frequentazioni con Guttadauro e Aragona. Perché due pesi e due misure?».

 

Questi fin qui i fatti... adesso siamo giunti al momento decisivo... quello della verità...siamo tutti in trepidante attesa...

Questo blog, sapete benissimo, ha molto a cuore la questione fin dall'inizio... anche il nome stesso non è casuale...

molti si chiederanno come sta trascorrendo queste ore il Presidentissimo...

 

Dal sito de La Repubblica Palermo:

La chiesa è a due passi dall´aula bunker dove vent´anni fa si celebrò il maxi-processo a Cosa Nostra. Qui, nella parrocchia di Santa Lucia, si prega in attesa di un´altra sentenza che si annuncia storica: quella che nelle prossime ore dirà se il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ha davvero favorito un boss, Giuseppe Guttadauro, segnalandogli la presenza in casa di una microspia. L´iniziativa è di un assessore e un consigliere comunale dell´Udc, Pippo Enea e Doriana Ribaudo, ed è stata propagandata nel capoluogo attraverso una catena di sms. Alle 21,30, in piazza della Pace, i "fedelissimi" di Cuffaro si radunano alla spicciolata e si inginocchiano. Recitano il Padre nostro, a bassa voce, esprimendo l´auspicio in un esito favorevole del processo, al quale Cuffaro lega la propria permanenza in carica. Così, mentre tre giudici da due giorni sono chiusi in camera di consiglio per preparare il dispositivo che deciderà il futuro politico del governatore, il popolo di Totò Cuffaro si rivolge alla Madonna.

 

E io allora mi rivolgo alla Santuzza...

 

O Santa Rosalia
fulgidissima gemma di Verginale santità
della nostra Città di Palermo
a Te con fiducia
rivolgiamo la nostra preghiera
Tu che ti ritirasti
nella solitudine di Monte Pellegrino,
non per evadere dalla Città,
ma per vegliare su di essa con la preghiera/
e con la penitenza,
e liberarla, così dalla peste di ogni male,
aiutaci a liberarci dal peccato
radice ti tutti mali sociali,
e a orientare la nostra vita a Dio
fonte ogni serenità.
Tu, che fosti sempre fedele
alla grazia e agli impegni del Battesimo,
aiutaci a divenire sempre più consapevoli
di questo primo sacramento della fede,
che ci ha resi figli adottivi di Dio
inserendoci in Gesù Cristo
Con il dono dello Spirito Santo,
e a viverlo con fedeltà e coerenza
per essere “sale della terra e luce del mondo"
fermento evangelico di rinnovamento
religioso, morale e sociale
nel nostro territorio.
Rendi salda la nostra fede,
perché la professiamo apertamente
e la difendiamo con coraggio,
senza mai vergognarci del Vangelo
e la traduciamo ogni giorno nella nostra vita.
Rendi viva la nostra speranza, fondata sulle promesse
di Colui che non delude
ed è accanto a noi
soprattutto nell'ora del dolore e della prova.
Rendi operosa la nostra carità,
che è l'amore stesso di Dio
riversato nei nostri cuori,
perché sappiamo vederlo, amarlo e servirlo
in tutti gli uomini, ma specialmente nei più piccoli,
nei poveri, negli ammalati e negli emarginati.
Guidati dalla Vergine Maria,
accompagnaci nel cammino della vita cristiana,
che da Cristo e con Cristo
per mezzo dello Spirito
ci conduce al Padre,
per costruire incessantemente il suo Regno
nella verità e nella vita
nella santità e nella grazia
nella giustizia, nell'amore e nella pace.
IN SINTESI, SANTUZZA NOSTRA, FA CHE I GIUDICI ABBIANO 5
MINUTI DI LUCIDITà E CI POSSANO LIBERARE DAL MALE
AMEN

viva Palermo e Santa Rosalia

Santa Rosalia liberaci dal Pizzo... e da Totò Vasa Vasa

 

nota a margine:

E ieri, in una città scossa dai nuovi arresti del clan Lo Piccolo, hanno preso posizione anche i giovani di Addio Pizzo, motore della rivolta contro le estorsioni che coinvolge anche i vertici di Confindustria: «La politica clientelare genera vicinanze pericolose che minano la credibilità della politica. Ecco perché Cuffaro dovrebbe dimettersi a prescindere dalla sentenza».